Presentazione

Chi sono:

L’unico mezzo appagante che mi fa sentire libero è la pittura. Quando dipingo non ricerco la bellezza, piuttosto cerco di essere vero; per me è questa l’arte moderna poiché è innegabile che tutti siamo contemporanei, ma non con la stessa modernità. A differenza di quanto alcuni però potrebbero pensare, io non amo dipingere un immagine fotografica, tantomeno scontata. Le mie opere sono delle “poesie mute”, componimenti da osservare ed il cui significato è tutto da scoprire quasi come una sciarada. Della pittura ciò che amo maggiormente sono i mezzi che mi portano ad esprimere un sentimento; ciò che pretendo in un dipinto è che si legga la trama del supporto, che sia una tela, una tavola o un’altra qualsiasi superficie essa non dev’essere completamente mascherata perché è comunque parte integrante dell’opera, come un seme col tempo e la pazienza diventerà un albero. Voglio che si possa leggere il percorso del disegno e del pennello e benché non abbia una tecnica specifica per dipingere, anche se prediligo l’olio su tela, per me l’importante è riuscire a raggiungere i colori e le sfumature che ho nella mente in un determinato momento o periodo. Dipingo sin da quando ero bambino, inizialmente un gioco che gli altri bambini non capivano, ma io mi accontentavo di esprimermi e di farmi capire dai grandi. Ogni giorno era una scoperta, sentivo dunque il bisogno di stare con la natura perché poi dovevo dipingerla, fosse un albero piuttosto che un fiore; poi crescendo ho sentito il bisogno di dipingere paesaggi e quindi i colori e le forme della natura, però come le vedevo dentro di me, o meglio come le ricordava la mia mente dopo aver osservato un luogo, la vegetazione, il cielo, facendo una passeggiata in campagna e poi rientrando a casa a riflettere su tutto quello che avevo visto. Dunque dipingere un ricordo di colori e forme quasi come uno stereotipo o un sogno, usando puramente tutte le emozioni che restavano attive nella mente dopo quella passeggiata, quasi come una sfida tra l’inconscio e la realtà, tra la misteriosa bellezza del cosmo e quella delle potenzialità umane. Insomma volevo dipingere la natura come la ricordavo dopo, e non come la potevano vedere tutti perché per me era troppo fotografico e limitato. Se dipingo un fiore, voglio che sia realistico ma non che sia fotografico e che tutti riescano a capire immediatamente che si tratta di una determinata forma senza dover avere l’impressione di vedere l’imitazione di una fotografia. Voglio che sia un immagine raccontata dal colore, dalla forma, dalla composizione e dunque dalla materia, pur raccontando una realtà. Certamente ci tengo a curare i particolari, perché sono pur sempre un esteta, provengo da una formazione di maestro ceramista e da un corso accademico di decorazione, però ciò non significa che mi perda nei particolari anzi, mi piace sfruttare alcune capacità e conoscenze per arricchire ciò che vorrei esprimere. Le dimensioni dei mie quadri sono volutamente ridotte, ovvero di misure accessibili a tutti perché voglio che una mia opera possa essere alla portata di tutti, che possa entrare e trovare spazio nella casa di qualsiasi persona. Questo perché l’opera nasce per raccontare e per vivere in altri contesti come una frase che viaggia nel tempo, affinché quei sentimenti che sono stati immortalati sulla tela possano esser visti in modo semplice da un pubblico sempre vasto: per questo non amo dipingere grandissimi formati, non si potrebbero trasportare con facilità, e avrebbero ovviamente dei costi molto più elevati trovando tra l’altro difficoltà di inserimento negli spazi della gente. Il formato più grande che ho dipinto non ha superato i 120 cm x 200, salvo casi di muralismo. Sino al 2008 cercavo di mantenere, sebbene con un’influenza surrealista, uno stile paesaggista, bucolico ma tendente al barocco; la caratteristica ricorrente nei miei dipinti era il continuo riferimento al “cardo selvatico” al punto che molti mi riconoscono subito da questo particolare. Le vicissitudini della vita però mi hanno portato a vari cambiamenti, sia di luoghi che di situazioni così ho cominciato a selezionare ciò che mi riempiva la mente e che quindi volevo trasportare sulla tela iniziando a dipingere in modo più sintetico; le solite nature morte o i classici paesaggi hanno assecondato l’esigenza di fondere un certo simbolismo e minimalismo, seppur limitatamente, nelle mie raffigurazioni. Cogliendo quindi la simbologia del soggetto e l’influenza significativa del colore, quasi come funziona nella cromoterapia, ho cercato gli stimoli che ogni colore scaturisce abbinando tutto questo a quel determinato soggetto (esempio: margherita appesa su fondo blu).

Ciò non significa che ho abbandonato la pittura precedente, anche perché non riesco a separarmi dal mio ecletticismo e credo di non volerlo fare, ma ultimamente ho l’esigenza e l’interesse di ridurre gli elementi formali nella mia pittura avvicinandomi a una sorta di minimalismo quasi come alla ricerca di una determinata eleganza. È comunque un esperimento o forse una crescita… ma è questo che oggi son diventato.

Lussorio Daniele Caredda

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Gennaio 2023

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Lussorio Daniele Caredda

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