In questa opera, un acrilico e olio su tela, la prima cosa che senza dubbi risalta è il forte contrasto cromatico tra i soggetti, delle margherite di campo recise, e lo sfondo, blu, intenso, vellutato ed avvolgente. Tale colore non è stato scelto a caso: è un chiaro rimando al cielo verso cui spesso l’uomo rivolge lo sguardo, interrogandosi sui misteri dell’esistenza, sul proprio futuro sempre così incerto, cercando di trovare risposte a domande sempre più incalzanti e che lo trasportano in una sorta di sfera meditativa del proprio io. É il cielo in cui la mente sprofonda, lasciandosi andare ad un’autoanalisi critica, da cui si riemerge ogni volta con la speranza che il futuro, sempre un’incognita misteriosa, possa essere migliore, e affidando tale speranza ai desideri, regolarmente espressi al passaggio di stelle cadenti.
Ecco quindi stagliarsi sullo sfondo le margherite bianche, con i petali che ci fanno pensare davvero a delle stelle splendenti nel cielo notturno, comete a cui donare sogni e speranze di un avvenire migliore. Ma le margherite non sono solo questo: sono fiori semplici, estremamente belli nella loro semplicità, ma forti al contempo e in questo dipinto sono appese ad un filo sottile, a sua volta legato e tenuto da un chiodo. Tale accostamento di soggetti è molto interessante perché mette l’accento sul fatto che i sogni e i desideri degli uomini quando sono forti e davvero importanti (le margherite) sono legati inequivocabilmente (filo) alla concretezza e alla dura fermezza della realtà (chiodo), contribuendo al successo della vita sull’imprevedibilità del destino, sempre misterioso e incognito (cielo). Una vita senza sogni da inseguire sarebbe una vita vuota, come un cielo senza stelle. E se questo cielo immenso da una parte ci affascina e ci fa sentire al sicuro perché in esso e nelle sue stelle riponiamo i nostri desideri più intensi che brillano come tanti soli, così come astri incandescenti sembrano le corolle delle margherite, diventando espressione dell’intensità e della forza dei nostri più profondi desideri, fari che ci indicano la strada da perseguire per poterli realizzare e quindi capaci di generare nuova vita e nuovo futuro, ugualmente ci paralizza e ci blocca per la sua enorme vastità.
Quel filo allora che ci collega alla realtà diventa anche un’ancora di salvezza: ci impedisce di volare troppo alto fino a perderci nell’infinità dell’universo, smarrendo la strada del ritorno, ci trattiene dal fare un salto nel vuoto, senza sapere cosa mai potrà aspettarci e se mai potremo farcela a realizzare quei sogni che ci portano così lontano. Ecco allora che il dipinto, letto da più parti, diventa piena espressione di quella dicotomia intrinseca che vede da una parte la voglia di immergersi nei sogni per costruire una realtà migliore e la paura di perdersi tra essi, la volontà forte di nutrire desideri e speranze in cui credere per dar vita ad un nuovo futuro ed il timore che non trovino mai realizzazione, la necessità di sognare per vivere e l’amarezza di sapersi vivi con tanti sogni da realizzare ma con l’incertezza di riuscirci perché “del doman non v’è certezza”. A completare l’opera, sullo sfondo blu spicca un altro gruppo di margherite appese ad un altro chiodo. Questa volta i fiori non sono freschi né grandi, hanno perso la loro vitalità, a simboleggiare il tempo che scorre lento ed inesorabile e che uccide lentamente alcuni sogni che non potranno mai più realizzarsi, forse perché troppo vicini alla realtà con cui si sono dovuti scontrare e che li ha demoliti con la sua gravità.
Un petalo solitario, quasi una lacrima, sottolinea con più forza il passare del tempo e la tristezza nel vedere alcuni sogni infrangersi e morire.



